AMABILI RESTI DI ARCHITETTURA, di Giulia Menzietti – ed.Quodlibet 2017

 

foto di fabio mantovani

 

Il testo affronta la stagione architettonica del dopoguerra italiano attraverso lo studio dello stato attuale di alcune celebri costruzioni realizzate tra i primi anni Cinquanta e gli anni Ottanta. Quelli che ora sono ruderi furono edifici vitali, firmati dai maestri più importanti di allora. Questo paesaggio di rovine diventa oggi un utile e involontario catalogo ragionato, che consente di riflettere su alcune questioni cruciali di quel periodo: il rapporto tra architettura e politica, il ruolo degli architetti e il contrasto tra la radicalità teorica e la grossolanità delle costruzioni. Giulia Menzietti, dunque, riattualizza questi «amabili resti» – L’Istituto Marchiondi di Vittoriano Viganò a Milano, il convento dei padri passionisti di Glauco Gresleri a Casalecchio di Reno, la colonia Enel di Giancarlo De Carlo a Riccione, il complesso Marchesi di Luigi Pellegrin a Pisa, il Teatro Popolare di Sciacca di Giuseppe e Alberto Samonà, la Casa dello Studente di Giorgio Grassi e Antonio Monestiroli a Chieti, la chiesa di Ludovico Quaroni a Gibellina, la stazione di San Cristoforo di Aldo Rossi e Gianni Braghieri a Milano, il palasport di Vittorio Gregotti a Cantù – e tutte queste realizzazioni non vengono qui osservate soltanto come testimonianze di un passato recente, ma vengono anche reinterpretate come frammenti di una nuova geografia del riuso, facendone forse le uniche «nuove terre» della progettazione architettonica nel nuovo secolo. © Giulia Menzietti 2017
© Ed. Quodlibet, 2017.