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HABITAT -
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EX MERCATO DI BOLOGNA la torre di ingresso vista dal lato ovest -
EX MERCATO DI BOLOGNA un'area di scarico merci -
EX MERCATO DI BOLOGNA panoramica dell'area. sullo sfondo la sede del nuovo comune di Bologna -
EX MERCATO DI BOLOGNA materiali di risulta dopo la bonifica bellica -
EX MERCATO DI BOLOGNA materiali ferrosi in attesa di essere recuperati -
EX MERCATO DI BOLOGNA un'insegna nella zona dell'ingresso veicoli -
EX MERCATO DI BOLOGNA l'area di ingresso vista dal casello di accesso -
TOKYO VIEW Shibuya, il passaggio pedonale più trafficato del mondo -
TOKYO VIEW un parcheggio nella zona del nuovo porto -
TOKYO VIEW passaggio di un treno veloce Shinkanzen -
TOKYO VIEW motoscafi nel lago di Ueno -
TOKYO VIEW zona di Roppongi -
TOKYO VIEW uomo d'affari nella zona di Roppongi -
TOKYO VIEW impiegati all'uscita dal lavoro, Asakusa -
OSLO OPERA accesso al terrazzo, lato sud -
OSLO OPERA ingresso principale -
OSLO OPERA vista pomeridiana -
OSLO OPERA dettaglio della hall -
OSLO OPERA veduta serale -
OSLO OPERA panoramica dell'interno -
OSLO OPERA l'opera in notturna -
BOGOTA' grattacielo nella city di Bogotà -
BOGOTA' panorama dalla collina di Santa Cristina -
BOGOTA' uomo daffari nella city -
BOGOTA' giocoliere di strada, Bogotà nord -
BOGOTA' l'interno della biblioteca 'El Tintal' -
BOGOTA' fine della giornata lavorativa, zona nord -
BOGOTA' veduta serale della city di Bogotà -
MILANO CITY Largo Cairoli -
MILANO CITY Porta Garibaldi; sullo sfondo il grattacielo Pirelli -
MILANO CITY Piazza Cordusio -
MILANO CITY Piazza San Babila
HABITAT
Habitat urbano antropizzato non è una nuova sezione di questo sito. Non solo. L'habitat antropizzato urbis è una prospettiva orbis. Uno sguardo in movimento per fissare il movimento. Spazio pieno vivo. Spazio pieno vuoto.
Questa la nuova sezione di fotografia: fotografia dedicata allo spazio urbano plasmato dallo sguardo, spazio vissuto, antropizzato, fotografie come abiti indossati, topici. Luoghi urbani esteriorizzati, città esterne. Foto di architettura integrata alla vita con l'uomo. Fotografie documentarie di pensieri di città e di stili di vita pensati.
Movimento di voci fissato in istantanee fluide, traforate da un solo sguardo misurato e mai semplicemente esatto. Lo sguardo del fotografo sempre inopportuno, mai fuori luogo. L'Habitat urbano oltrepassa i confini del corpo umano, si antropizza prendendogli l'anima.
E' un luogo in cui storie senza trama leggibile passano. E restano.
Testo: ©Stefania Guerra
Ex mercato di Bologna: Esistono habitat urbani antropizzati di mezzo. L'ex mercato ortofrutticolo è stato ed è terra di mezzo, tra vecchio e immaginario di chi guarda. Spazi designati per l'antropizzazione dell'aria. Tracce di un passaggio dissolto nella polvere, tempo attorcigliato in lamiera, abbondante. Negli habitat urbani rivalutati, i colori naturali si antropizzano e continuano a tramandare la narrazione umile del lavoro delle mani: mani che fanno, producono, che fumano la loro solitudine di incontri mattutini. Luoghi di mezzo la cui funzione si perde. Ne rimane lo scheletro: presenze invisibili allungate nello spazio del crepuscolo, il momento migliore.
La fine di un luogo è sempre al crepuscolo, è sempre all'inizio, è sempre l'inizio.
Testo: ©Stefania Guerra
Tokyo View: Habitat urbano di una terra nata da una spada di corallo.
Habitat urbano antropizzato, ambienti costruiti, alterati e dimensionati all'uomo.
C'era una volta il Giappone. E il Giappone era tutte le cose, belle e lontane, migliori, lente e circolari, veloci in treni velocissimi, moltiplicate e tanto ordinate da scomparire.
Inimitabili. Gigantesche imitazioni di un mare mai solamente buono. Il mare Occidente.
C'era una volta l'habitat urbano Giapponese e l'uomo giapponese.
E' rimasto l'uomo e quella conoscenza antica mai vana, vasta, distesa sul mare calmo. Il mare Orientale. Gente orientale. Tutte le volte ci sarà il Giappone: in chi fa, in chi non si ferma, in chi attende solo un segnale, il verde, in chi viaggia correndo sul posto.
Giappone previsto. Imprevisti annunciati.
Giappone inquadrato. Il quadrato ha perso due delle tre dimensioni.
Giappone preso. Venuto dal mare, ritorna al mare. E il mare si ritira, lasciando terra, fili elettrici e occhi senza ciglia mai tristi, nati mesti, in attesa che la spada torni a disegnare. Nel cuore di corallo rosso.
Testo: ©Stefania Guerra
Oslo Opera: Habitat urbano geometrico, antropizzato. Oslo. Habitat urbano di storie tonde. Fotografie taglienti, in cui è lo stile a prevalere. Lo stile di vita, lo stile dello sguardo. Istantanee di luoghi in cui il grigio racconta storie sempre differenti.
Luoghi tagliati dal sole, antropizzati da monumentali volumi urbani sovradimensionati, volumi umani. Habitat urbano muto, in un silenzio che merita di non essere descritto.
E qui taciamo. Si abbassano le luci, si spengono i telefoni. E si osserva.
In sottofondo, Every now and than, Noisettes
Testo: ©Stefania Guerra
Bogotà: Aria rarefatta. Habitat fatto. Antropizzazione urbana.
A Bogotà l'uomo vince, l'uomo abita anche quando non c'è.
Luoghi antropizzati urbani, mangiati e coperti dalle voci e dal silenzio di una città che non dorme.
Testo: ©Stefania Guerra
Milano city: Milano habitat. Milano City. Milano che nell'immaginario comune, si presenta come habitat affaticato e rumoroso.
Chiudete gli occhi, per favore. Apriteli su Milano City. La città trascende e comincia il sogno. Spiaggia, onde lente. Milano Habitat atrofizzato. Terra di nessuno con un'anima liquida.
No, no, no….Vi prego. Cortesemente. Richiudete gli occhi. Spiaggia bianca. Niente verde, tutto giallo. Milano è ora blu, turchese. E' occhi.
Apriteli: il sogno inghiotte mare ponti strade cieli e navigli, il moto perpetuo diviene assenza. In mare, sotto la sabbia del mare, Milano urla. Sopra il mare tace. La spiaggia è il niente antropizzato, ed il niente soccombe. Soccombe al richiamo, soccombe al sogno reale e sfumato di un habitat urbano antropofagico e antropofilo.
La città risorge. Risorge l'uomo. Tornano gli attimi appannati di piccoli momenti di vita urbana preziosi, strade, piccoli pezzi di città, piccoli spazi poco importanti indispensabili. Belli, senza essere belli. Perché fanno dimenticare il resto, senza chiudere gli occhi e senza fare rumore.
Testo: ©Stefania Guerra
