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RIAPERTURE PHOTOFESTIVAL FERRARA 2021

 

RIAPERTURE torna per riaprire ancora una volta con la fotografia i luoghi chiusi di Ferrara. Un festival polveroso, in evoluzione, che porta le immagini in spazi della città abbandonati, chiusi da tempo, in fase di restauro: trasformati o in trasformazione.
La quinta edizione vi aspetta tutti i weekend dal 10 settembre al 3 ottobre 2021 – Fabio Mantovani presenterà CENTO CASE POPOLARI, sarà presente con talk e visite guidate alla mostra nel weekend del 2 e 3 ottobre.

Fabio Mantovani – Cento case popolari
Quodlibet Studio, Macerata, 2017

 

«Nel momento in cui la dispersione del sistema urbano è arrestata dalla crisi e, al contempo, non si producono idee di città, il progetto e la letteratura ritornano sulle grandi case collettive costruite tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo precedente. Si tratta di architetture legate tra loro da una visione di città, da una politica, soprattutto da un pensiero moderno comune e al tempo stesso sfaccettato; e poi ci sono gli ospiti di queste strutture, che si sono trovati per scelta, o loro malgrado, a viverle ed abitarle».
Sara Marini

Il saggio fotografico di Fabio Mantovani analizza dieci grandi sistemi abitativi italiani – Cielo Alto a Cervinia, Rozzol Melara a Trieste, Gallaratese a Milano, Forte Quezzi a Genova, Barca a Bologna, Villaggio Matteotti a Terni, Nuovo Corviale a Roma, Le Vele a Scampia, Spine Bianche a Matera, ZEN a Palermo –, o meglio documenta, attraverso dieci scenari, il modo in cui oggi le persone attraversano e abitano questi grandi agglomerati di edilizia pubblica, concepiti come «parti di città».
L’autore ricostruisce un quadro attendibile, unitario e coerente della vita quotidiana nelle periferie italiane. Come nota lucidamente Piero Orlandi nella postfazione, Fabio Mantovani propone l’ulteriore capitolo di un genere letterario ormai secolare, il «viaggio in Italia», che annovera tra i suoi illustri predecessori da Goethe e Stendhal a Roberto Rossellini e Luigi Ghirri: «Per Mantovani la fotografia non è allusione, è precisione. Le sue foto non sono narrative, non c’è un racconto perché il momento giusto per vedere e fotografare quegli edifici è quello e soltanto quello, non c’è un prima e un dopo possibile».